I pannelli OLED rischiano così facilmente il Burn-In? Le nostre analisi

Sinonimo di AMOLED (e anche OLED) lo è sempre stato il problema del Burn-In.

La barra di navigazione, icone che affiancano l’orario o persino l’interfaccia dell’app più utilizzata.

Tutti gli elementi più o meno statici contribuiscono all’uso esclusivo di alcuni Led rispetto ad altri, portandoli ad un consumo più rapido rispetto a quelli presenti nel resto del pannello.

Burn-In di un Galaxy S6 edge (alcune scritte sono rimaste impresse nel lato sinistro-superiore del display).

Più un Led viene forzato ad emettere luce, più quest’ultimo perde la capacità di emetterla.

Quando il colore da riprodurre si fonda su tonalità bianche si assiste al massimo sforzo di ogni singolo Led, quindi al massimo consumo sia di energia che di vita del pixel.

Le tecnologie più recenti dovrebbero attenuare questo problema praticamente irrisolvibile, tuttavia può sempre nascere il dispositivo con display più sensibile del normale (nella maggior parte dei casi sostituibile per garanzia), ed è questo il caso di Galaxy S8.

Burn-In di un Galaxy S8 con display sensibile (barra di navigazione ed altri elementi permanentemente impressi nel lato basso del display).

 

Analizzando un caso più che occasionale, e soprattutto recente, non possiamo che non citare quello del Google Pixel 2 XL.

Diversi recensori hanno segnalato evidenti problemi dopo appena una settimana d’uso.

Infatti, la caratteristica dei Led nel perdere capacità luminosa dovrebbe manifestarsi, di norma, nell’arco di anni (anche su smartphone).

Da questo test ne evincono addirittura due problemi: il primo di image retention (temporaneo), l’altro di burn-in (come già si è lasciato intendere, permanente)

Esistono tecnologie OLED in grado di evitare definitivamente questo problema?

La risposta basata sui fatti è ancora no, mentre quella basata su marketing e relative promesse è .

L’ipotetica soluzione arriverà ben presto esposta tra gli scaffali dei negozi TIM: avete intuito bene. Si tratta proprio del P-OLED montato su LG V30.

Riportando il comunicato stampa LG del 3 Agosto 2017:

[…] Ancora più importante, usando tecnologie avanzate di incapsulazione e scanning dei pixel il problema del burn-in che ha afflitto la tecnologia OLED per tutti questi anni non è stato altro che eliminato dalla tecnologia P-OLED presente nel nuovo dispositivo di LG. Una migliore incapsulazione riduce l’ossidazione dei pixel, mentre lo scanning permette di erogare meno energia per permettere al pixel di produrre luce, risparmiando altrettanta batteria. (LG Newsroom)

La tecnica ideata da LG è quella di sforzare meno il pixel erogando meno corrente per fargli raggiungere il massimo splendore, oltre al modo più intelligente di disporli nel pannello.

Teniamo però a precisare che a meno di un mese dall’uscita negli USA, un utente del forum XDA ha segnalato un caso di V30 con un possibile burn-in, ma analizzando più a fondo l’immagine di prova ne vien fuori che si tratta di una semplice inconsistenza di colori.

Insomma: anche V30, anche se in minor modo rispetto ad S8, presenta più o meno inconsistenza di colori da un device all’altro.

Vista la bufera delle polemiche sul burn-in dei Pixel 2 XL, alcuni recensori hanno provveduto a girare delle comparison. Quel che ne viene fuori è una continua vittoria per V30.

Naturalmente si tratta di una vittoria relativa, sia perché è ancora troppo presto per lanciare verdetti su vasta scala che perché eliminando il problema del burn-in, V30 continuerà comunque a soffrire di inconsistenza dei colori a luminosità basse (decisamente meno grave, ma a questo punto meglio optare per altro).

Se siete interessati nel seguire la questione vi invito a dare un’occhiata nel thread dedicato di XDA Forum. Troverete anche la mia partecipazione come “AlisGelida“!

A quel paese gli OLED. Esistono dei display che non mi facciano preoccupare del burn-in o di prevenirne l’arrivo?

Assolutamente sì. I cari e vecchi LCD non hanno mai sofferto di problemi permanenti sul display.

L’unico problema di questo tipo negli schermi a cristalli liquidi rimane quello dell’Image Retention, inconveniente temporaneo comodamente risolvibile con o senza root.

Le icone statiche e la barra di navigazione tenderanno infatti a a lasciare un “rimasuglio” (retention) di loro stesse, tendendo a svanire con la riproduzione di immagini dinamiche oppure lasciando il display spento per qualche minuto.

Dulcis in fundo, il problema è del tutto prevenibile e curabile seguendo le procedure che abbiamo elencato nel nostro video, applicabili a qualsiasi smartphone con display LCD che soffre dello stesso problema.

Però…

Passare ad un LCD resta comunque un’impresa ardua contro un mercato di telefonia che sta migrando quasi del tutto sugli OLED.

E in molti casi, chi prova AMOLED non si stacca più… salvo rare eccezioni (come il sottoscritto).

Si tratta di scegliere tra contrasti infiniti e colori smaglianti VS contrasti discreti e colori slavati – tranne che per particolari tecnologie LCD come la Triluminos (Sony, da Z Ultra in poi) e il Quantum (LG, da G4 fino a V20).

E voi, cari lettori? Preferite più i contrasti alle preoccupazioni o volete andare sul sicuro? Fateci sapere la vostra nel box dei commenti!

Fonte | Segnalazione di @mlesak


Vi aspettiamo nel box dei commenti.

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Manfredi Guarisco

Scritto da

Scoprendo il mondo della tecnologia, dei videogiochi e della buona musica con la sua prima console Playstation e Wipeout 3, rimane fedele ai principi cardine della sua infanzia. In ambito cosplay e gaming è conosciuto con lo pseudonimo di "AlisGelida".

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